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27 novembre 2005

Ho visto "La morte sospesa"

Un film drammatico che mi ha emozionato. La prima parte racconta la scalata, l’incidente, la discesa fino al momento in cui Paul cade nel crepaccio.
La seconda parte è tutta incentrata sull’odissea dello scalatore per tornare al campo con una gamba rotta, movendosi prima sul ghiacciaio poi sulle morene. E’ un’azione decisamente lenta che può risultare noiosa ma secondo me è proprio un messaggio che il film deve dare: la lentezza esasperante e allucinante con cui l’infortunato è costretto a procedere sulle infami pietraie. Ecco, in questo senso il film mi ha ricordato “Il deserto dei Tartari”: azione che si sviluppa in modo lento, noiosa a chi non interessa che sia attinente alla vicenda. Come ha scritto un critico, il film mette in mostra solo l’aspetto drammatico dell’alpinismo mentre la montagna non è tutta così. Però questa concessione al pubblico secondo me il film la doveva dare, altrimenti si fa un documentario e stop. E viene fatta senza la retorica dell’eroe buono senza macchia e senza paura, senza dialoghi stereotipati di frasi fatte. Non so se gli alpinisti vi troveranno alcuni errori ma credo che siamo ben lontani dalla sequela di baggianate e di sbagli madornali di un film come “Vertical limit” per esempio.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

sono pienamente daccordo con Andrea62,il film è abbastanza realistico,lontano anni luce dalle americanate.ciao a tutti chicco.

heliS ha detto...

Si, l'ho visto pure io qualche mese fa.
E' stato molto emozionante, certo io non faccio cose cosi "estreme" ma è riuscito a trasmettermi le sensazioni che entrambi dovevano provare.
Ho letto il libro, ormai qualche anno fa, e nella mia flebile memoria mi sembra che il film possa rispecchiare abbastanza quanto scritto.

Grazie Andrea, anche per aver inaugurato la serie dei post degli appartenenti al gruppo :)