I racconti delle mie gite, con passo lento e fotografico se la meta lo consente. Apprezzati i vostri commenti o qualsiasi altra cosa vogliate comunicarmi.
Oggi viene anche Rino, il socio storico di Nano. La scelta cade sul Pizzo Olano, io ce l’ho nei desiderata da un paio d’anni, a Rino manca come cima … Nano non so quante volte l’ha già salita :-)
Partiamo con calma alle 8, caffè e poi su verso Morbegno. Per Rino è la prima volta sulle ciaspole e da “bravo” sci-alpinista un po’ le snobba.
Arriviamo al parcheggio con pochissima neve. Quella che è caduta nei giorni scorsi è quasi scomparsa, un po’ colpa del sole, un po’ della pioggia che è caduta nei giorni scorsi anche a queste quote. Partiamo quindi a piedi. Io sono un pochino agitata perché Rino non mi conosce e non sa che sono “polentona” … speriamo che non si “scocci” della mia lentezza.
Saliamo con i soliti sfottò tra Nano e me e ridendo, parlando e fotografando ci inoltriamo nel bosco fino ad arrivare al Monte Olano. Scoprirò che è il Monte Olano solo nella discesa. Salendo ho pure fotografato la croce con la Rosetta di sfondo ma mica mi sono resa conto che la prima cimetta della giornata era raggiunta!
Arriviamo sotto il canale che ci porta in cresta, dobbiamo risalire la valle e ovviamente non prendiamo il sentiero. Molto meglio andare per bosco, in mezzo ai rododendri :-) E qui decidiamo di calzare le ciaspole. Quelle di Rino le abbiamo regolate al parcheggio, qui dobbiamo solo capire come si calzano e poi via. Ora camminiamo meglio tra i poveri rododendri e usciamo dal bosco per risalire il canale.
Fa caldo, davvero tanto caldo. I ragazzi sono in maniche corte, io non cambio la maglia solo per pigrizia. Sudo e sbanfo a salire. Nano è sempre lassù che sembra dirti: ma sei ancora li indietro???
:-)
Rino, che dovrebbe essere fuori allenamento, è cmq più veloce di me (e di questo non avevo dubbi!) però mi tallona e non mi molla lungo tutta la salita.
Ora siamo al colle. Qualche foto e poi guardo l’ultimo tratto. GULP!
E’ RIPIDO!!!
Rino parte e io neanche me ne rendo conto. Lasciamo giù le ciaspole e Nano mi si mette dietro, pronto a brancarmi se per caso scivolo. E salgo.
Cavolo. E’ davvero ripido. Salgo e scivolo solo una volta. Ma come diavolo ci scendo io da qui?
Non ci voglio neanche pensare, per ora l’importante è salire su.
Poi, pian piano, scenderò in qualche modo …
Il bello di andare in giro con questi “tipi” è che sei sempre a tuo agio e ridendo e scherzando arrivo in cima.
Sosta foto, torta, teuccio, libro di vetta, autoscatto di vetta e poi mi tocca la discesa.
Nano è bravo, come al solito. Mi cerca la strada, mi aiuta in un paio di tratti un po’ ostici per me, mi consiglia come procedere e mi gradina i tratti più ripidi: cosa posso volere di più? Lo so che prima o poi si stuferà a venire con una imbranata come me, ma per il momento mi godo queste passeggiate cercando di imparare il più possibile.
Al colle riprendiamo le ciaspole. Rino tenta di “sciare” ma non vanno poi giù molto. “Le papere”. Questo è il suo commento su questi attrezzi. Non parliamo poi delle tracce che “noi” roviniamo a “loro” … hi hi hi …qui la discussione è forte. Io rido e scherzo sempre ma non sono mica sicura che Rino sia altrettanto scherzoso :-) Chissà se capiterà mai che vada dietro a loro con le ciaspole mentre salgono con gli sci … immagino già le scene: togliti di li! Le tracce sono MIE!!! Hi hi hi …
Vedremo, sarà un bel match!
I ragazzi decidono per una corsetta, vinta ovviamente dal più giovane :-O, poi togliamo le ciaspole.
Scendiamo cercando di perderci ancora una volta ma il fiuto dei miei accompagnatori non ci permettono questa esperienza e arriviamo alla macchina tutto sommato abbastanza presto.
Casa.
Il riccio. Piccolo! Un riccio piccinino e pieno di pulci ha ben pensato di mettersi in letargo in un giardino con 3 cani! Meno male che Nano l’ha trovato e l’ha messo al sicuro. E’ davvero addormentato, non fa una piega mentre lo portiamo fuori, alla luce, per fare qualche foto; poi lo rimettiamo tranquillo a nanna.
Merenda, doccia, foto, cena … nanna.
Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate
Quota partenza: 1.259
Quota arrivo: 2.268 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.012
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 5 ore e mezza
2 giorni difficili questo venerdi e sabato. Un paio di episodi mi hanno scombussolato e hanno fatto si, uno in particolare, che sabato andasse a ramengo il programma. Ecco perché non ci sarà il mio solito, autoironico, racconto ma solo qualche nota sulla salita.
Cause indipendenti dalla mia volontà mi portano solo alle 10 a casa di Giuliano. Mi sfogo raccontando quello che mi è successo e poi via. Il cambio di programma implica che ci portiamo finalmente Tyco (uno splendido labrador) con noi.
Moregallo. Dal sentiero Paolo-Eliana.
Si parte da Valmadrera, in loalità Belvedere Mt 340. Si segue la strada chiusa al traffico e si trova una caratteristica cappelletta . Quì partono i sentieri che portano a S Tommaso, oppure nella parte centrale del Moregallo (cresta OSA e per Sambrosera) Noi imbocchiamo il sentiero per Sambrosera, dopo poche centinaia di metri troviamo la deviazione per il sentiero Paolo e Eliana. Il tracciato si inoltra tranquillamente nel bosco, per poi diventare sempre più ripido. Abbiamo la fortuna di incontrare una Salamandra che attraversa il sentiero, e molti fiori che a dispetto della stagione sono ancora fioriti. Difficile fare foto decenti a causa della pessima luce. Salendo avvistiamo dei Mufloni che posizionati sulle creste ci guardano incuriositi.
La star della giornata è comunque Tyco, a cui sto facendo il filo da quando lo conosco e forse oggi inizia la mia conquista :-)
Il sentiero poi incontra quello che sale da Preguda e sfocia sull'estrema sinistra della cresta del Moregallo con vista fantastica sul lago. Traversiamo in direzione della cima. Dopo la bocchetta di Sambrosera mt 1192 troviamo un indicazione per un fontanino, decidiamo di andare a cercarlo per far bere Tyco ma non riusciamo a trovarlo. Raggiungiamo la cima risalendo un bel bosco di Faggi. Nonostate il tempaccio troviamo altre due coppie che stanno mangiando. Tyco fa amicizia con tutti, forse perchè sente odore di cibo
Scendiamo poi ancora alla bocchetta di Sambrosera e da quì per un ripidissimo sentiero arriviamo alla fonte di Sambrosera mt 710. Quì finalmente il cane si disseta. arriviamo infine alla macchina dove abbiamo la sorpresa di vedere sul vetro una multa per diveto di sosta. Ce la siamo cercata perchè alla partenza i pochi posti macchina esistenti erano occupati. Noi abbiamo messo l'auto addossata ad un muro . Anche se non creava intralcio era comunque in un posto dove non poteva stare.
Vogliamo un'altra ciaspolata. Analizziamo le mete e alla fine vince l’alpe Scermendone, con la possibilità di salire la Cima di Vignone. E’ un po’ lunga per cui mi faccio un’altra levataccia e, dopo l’ormai solita trafila, si parte.
Caffè in compagnia di Mario e poi via, verso Morbegno.
La giornata è davvero da urlo. La neve non sembra abbondante ma sul costone le ciaspole pensiamo ci verranno comode. La strada per arrivare è piccola e tortuosa, sbagliamo una volta ma poi, contando sul “fiuto” di Giuliano, arriviamo a destinazione. Incontriamo un signore, molto caratteristico, che ci aspetta mentre ci prepariamo per la camminata. Scopriremo poi, chiacchierando salendo, che sta andando a cercare le sue capre. Cosi ci guida fino all’Alpeggio della Merla (credo) e poi ci lascia dandoci tutte le indicazioni del caso.
La neve quaggiù è poca, l’inizio del fitto e buio bosco ha dei tratti ghiacciati e noi, ovviamente, abbiamo lasciato i ramponi in macchina :-D
Saliamo. Inizia il lungo traverso, ben innevato, che ci facciamo chiacchierando del più e del meno fino a che decidiamo che è sciocco tenere le ciaspole sulle spalle e le calziamo. Usciamo all’aperto e il panorama che si presenta davanti a noi è stupendo! Ecco la il Ligoncio, con tutta la sua catena. Il Disgrazia, il Pizzo Bello e Cima di Vignone. Tutta la valle sotto di noi e davanti le montagne del versante che sono solita frequentare. E’ strano vedere la prospettiva dall’altra parte :-)
Arriviamo ad un primo alpeggio con un laghetto e poi alla chiesetta di San Quirico (ma che razza di nome è?) e qui, come 2 bimbi, ci mettiamo a giocare con la campana. Come dice giustamente Rosy: ma a chi diavolo è venuto in mente di costruire qui una chiesetta? Ci sono si un po’ di alpeggi, ma sembra davvero strano.
Poco oltre la chiesetta si trova il Bivacco di Scermendone. BELLISSIMO! Sempre aperto, con 4 posti letto (ma niente coperte …) Un camino, i fornelli (quindi immagino ci siano le bombole), un tavolo con panche molto caratteristico. Fuori una splendida panchetta al sole, asciutta e calda ci invita ad una sosta.
Nano sta imparando a conoscermi. Forse ha capito che non è proprio una fisima per me mangiare qualcosa e accetta una sosta torta. Ci mangiamo una fetta, un po’ di tè e poi via ancora lungo il crinale. Ci sono degli omoni sulla cresta di lato, l’ho letto nella relazione ma ovviamente non me ne sono ricordata fino a che non ho riletto a casa che questi ometti segnano il confine fra i comuni di Buglio e di Berbenno. Certo che per segnarsi cosi i confini devono aver ben litigato questi due paesotti!
Arrivo sull’ultimo promontorio sormontato da un’ometto, proprio sopra alla piccola croce dell’Olmo, ormai alla frutta. Qui decidiamo che, vista l’ora e la panchetta che laggiù ci aspetta, la nostra salita ha termine. Fa un caldo porco oggi! Altro che la temperatura che abbiamo trovato all’Arpiglia! La cima non è lontana e la cresta è li invitante che ci guarda, ma anche se ci mettessimo meno di un’ora a salire sarebbe sempre troppo. Arrivare fin quassù ci abbiamo impiegato circa 4 ore. E non perché sono polenta io. O meglio, io lo sono sempre ma lo sviluppo del sentiero è notevole tant’è che le relazioni trovate in giro parlano di 4 ore per la salita. In estate.
Piccola discussione se il caffè lo facciamo qui o vicino al bivacco.
Si, perché ci siamo accordati per farci un caffè in cima. Ma un caffè vero! Io moka e caffè, Giuliano fornello e acqua. E si prepara il caffè. Mentre il fuoco è acceso (grazie alla Silvia che ha sempre un accendino nello zaino perché non si sa mai ci sono i Nano della situazione che lo lasciano a casa) ci mangiamo il resto della torta e poi ci gustiamo uno splendido caffè! Cavolo! Ti rendi conto della differenza solo quando la provi :)
E poi è stato divertente: noi 2 soli soletti, neve, monti e sole intorno, a preparare la moka come essere a casina :)
Poi scendiamo al bivacco. Quella panchina li ci ha ingolosito parecchio e ci spaparanziamo a prendere il sole e a chiacchierare. Il tempo passa e noi manco ce ne accorgiamo fino a che guardiamo l’orologio di Nano: le 15 e 44 … GULP! Ma è tardissimo!
Ci prepariamo in fretta, guardo io il mio altimetro … MA SONO LE 14 E 44!!!
Hi hi hi … ancora imbrogliati dall’ora legale ci ridiamo sopra e iniziamo la discesa.
Non si sa chi ha preso la decisione (mi sa che anche questa volta le idee sono comuni) e pensiamo di scendere, con un parziale anello, dall’Alpe Granda.
Andiamo. Ci sono delle tracce che portano in cresta. Ovviamente le seguiamo, come dire di no ad una cresta?
Ci sono altre tracce laggiù che però non capisco bene se sono peste umane ma noi seguiamo “quel sciur chi” che sicuramente ci porterà alla Granda.
Saliamo. Sali scendi. In cresta. Saliamo. E poi le tracce spariscono mentre siamo a mezzacosta. Ma dove diavolo è andato “sto sciur chi”? Vabbeh, decidiamo di risalire in cresta per capire dove siamo. Su. Riiiiiipido! Ma con i ramponcini davanti delle ciaspole si sale bene. Qualche indecisione sui traversi ma siamo in cresta. Cha favola! Qui sembra davvero inverno. C’è una conca sotto di noi piena di neve. Magnifico.
Solo che.
Proseguiamo in cresta fino a che la cresta finisce.
Si. Finisce. Giù non si va. La in fondo non si vede ‘na mazza.
Ecco. Dobbiamo ammettere che abbiamo sbagliato strada.
Hi hi hi … a discolpa soprattutto di Nano devo dire che in questo posto specifico non c’era mai stato per cui non lo conosce e io men che meno.
Poco male, si torna. Solo che scendere da dove sono salita non è poi cosi bello. Mi tolgo le ciaspole e pian pianino scendo. Alla fine non è stato poi neppure cosi tragico. Torniamo all’ultima baita, quella dove abbiamo preso la decisione di andare per l’Alpe Granda e qui ci rendiamo conto di una cosina: abbiamo circa un’ora di luce e un’ora e mezzo di strada per scendere. Di cui l’ultimo pezzo in quel bosco buio. Con la strada non proprio facilissima da individuare.
Nano propone di scendere fino all’ultimo traverso che porta all’Alpe Granda (ancora lei, si!) e poi di proseguire per li. Il signore del mattino ci ha detto che dalla Granda scende una strada, ci passano con i trattori e al buio sarà meno problematico.
Sono perplessa. Quest’Alpe ci ha già fregato una volta e non vorrei che il traverso ci imbrogli ancora.
Nano insiste: al buio è più pericoloso fare il bosco.
Continuo a rimaner perplessa. Perché io la frontale nello zaino ce l’ho, la porto sempre con me, e ho dato per scontato che anche Nano ne abbia una.
Finalmente capisco che invece lui non ce l’ha e non sa che io ce l’ho.
Chiarito l’equivoco, concorda con me di tornare da dove siamo venuti, ma veloci …
Si … veloci. Tra la neve che nel bosco diminuisce e rende tutto più scivoloso e la stanchezza che ormai si fa sentire la mia velocità è davvero relativa. Ma tanto può la suggestione che riusciamo ad essere fuori dal bosco che ancora c’è un po’ di luce. Poi abbiamo un pezzetto di strada ma non essendoci più il fitto degli alberi il buio non è cosi nero e riusciamo ad arrivare alla macchina senza prendere la frontale. Però non mi vedevo più la punta degli scarponi :D
A casa di Nano arriviamo poco dopo le 7. Siamo stanchi ed è già pronta la cena :-) Poi sistemiamo gli zaini, scarichiamo le foto, giochi con le bimbe, casa, Isi, posta, doccia, nanna …
Alla prossima!
Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate
Quota partenza: 1.400
Quota arrivo: 2.395 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.225
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 9 ore. Da togliere un paio d’ore tra la mega sosta e la “deviazione” per cresta.
Prima uscita sulla neve e per me prima volta in assoluto con le ciaspole assieme a Silvia, che mi procura per l'occasione gli attrezzi per provare quest'esperienza.
Durante la settimana abbiamo studiato la meteo, sembrava senza speranza. una finestra di una giornata bella si apriva Sabato. Ne abbiamo approfittato e arrivati in Engadina abbiamo trovato una bellissima alba, non una nuvola all'orizzonte, anche se la temperatura era rigida( meno 12 alla partenza).
Partiamo alle 9 dalla località Resgia nei pressi di Zuoz. Alla partenza 5 cm di neve, partiamo senza ciaspole ma dopo poche centinaia di metri, sulla stradina che porta in val Arpiglia la neve aumenta. Mettiamo gli attrezzi e saliamo.
Lasciamo la stradina che si addentra in valle e risaliamo il bellissimo dossone panoramico che porta al crestone. Spettacolo! 15/20 cm di neve immacolata tra enormi Larici , innumerevoli tracce di camosci, panorama spettacolare.
Raggiungiamo il crestone che risaliamo senza problemi ed arriviamo alle roccette dove un camoscio ci guarda incuriosito. Dopo le roccette si vede il tratto piano di cresta e la vetta, il tratto per la vetta è ancora lungo ma è bellissimo. Almeno 30 cm di neve vergine ci aspettano ed è per noi un piacere lasciare la nostra firma sul tracciato.
Alle 13 arriviamo sulla cima. In verità non c'è niente di bello, solo un ometto con un legno infilato. Fa abbastanza freddo, ci fermiamo poco e poi scendiamo. Alle roccette incontriamo una coppia giovane Svizzera che sta salendo, ci ringraziano della traccia. Saranno le uniche persone che incontreremo in tutta la giornata
Prima ciaspolata della stagione, prima volta di Nano sulle ciaspole, prima mia in Engadina … insomma: una prima davvero notevole!
Chiedo, un po’ titubante, ad Andrea se mi presta le ciaspole per Nano. E’ troppo presto per gli sci e come prima uscita sulla neve le ciaspole sono l’ideale. Non che mi aspettassi un rifiuto, ma di solito non chiedo le cose in prestito. Andrea invece non ci pensa neppure un minuto e venerdì ci incontriamo per lo scambio.
Sabato mattina si parte presto, l’Engadina non è proprio dietro l’angolo e la partenza, oltretutto, è a Zuoz, vale a dire oltre St. Moritz.
Arrivo e stavolta trovo solo il cancello aperto ad aspettarmi.
Mhhh … no, non ho sbagliato orario, ne sono certa.
Scendo dalla macchina e Maya arriva, e dietro di lei Tyco e Nano (in rigoroso ordine …. )
Feste ai cani, trasbordo e poi via. Il caffè lo prendiamo vicino a Chiavenna, in un posto che solo a guardarlo ingrassi :-( Pasticcini, 300 brioche differenti, pane a volontà … mi faccio convincere a prendere brioche e cappuccio e poi via verso la dogana.
I doganieri se ne guardano bene dall’uscire dai gabbiotti, la temperatura è sotto lo zero, sono i primi freddi e quindi quelli che sopportiamo meno.
La giornata però è meravigliosa. Salendo ci fermiamo per una foto al Badile e cosi, finalmente, individuo il famoso spigolo nord … cavolo … che bello! Capisco perché la gente faccia i numeri per salirlo, è davvero affascinante!
Un'altra foto al lago, un po’ di nebbiolina e le cime innevate. Non si parla di fondo ancora, è proprio una spruzzata e cmq qui le piste le battono solo per Sant’Ambrogio; se battono qualcosa sono di solito gli anelli scuola in concomitanza con i centri di fondo.
Arriviamo a Resgia con una temperatura di -12. In macchina, al calduccio, ci mettiamo gli scarponi cosi da non gelare subito.
Il sentiero sale prima da una strada dove c’è un sottile strato di neve, farinosa e asciutta. Dopo poco mettiamo le ciaspole, è inutile portarle a mano anche se non erano indispensabili per la camminata.
Tra i soliti sfottò, chiacchiere e silenzi ammirati proseguiamo lungo la strada incontrando un signore svizzerotto che, dopo avermi salutato, non mi degna di una parola per parlare sono con Nano … ah questi maschilisti!!!
E poi abbiamo abbandonato la strada e su per i prati. Nonostante la prima volta sulle ciaspe, Nano batte traccia (lui qui c’è già stato … ovviamente :-) ) e io lo seguo tranquilla godendomi la prima neve ed il panorama.
Ormai ci leggiamo nel pensiero, per cui arriva la proposta di fermarci a bere qualcosa di caldo proprio mentre lo sto pensando. Solo che la mia tisanina “piccante” non piace :-( uff, alla fine troverò qualcosa che piace pure a lui!
Proseguiamo. Abbiamo già superato la metà del dislivello e non me ne sono neppure accorta. Si chiacchiera ma soprattutto l’ambiente è tranquillo e bellissimo e la giornata davvero super.
Ovviamente siamo soli :-)
Inizio a sentire la mia voragine nello stomaco ma aspetto. Aspetto fino a che mi rendo conto che potrei finire la benzina a breve. Nano è stato abbastanza comprensivo, si è fermato con me e non mi ha fatto il solito cazziatone sulle barrette :-D
Ripartiamo, ma devo aspettare che la benza arrivi in circolo ed inizio a fare fatica. Nano è lassù ed io arranco, un passo dopo l’altro, caparbiamente certa di arrivare in cima.
Poi, poco per volta, la barretta fa il suo effetto e mi riprendo. Però il dislivello inizio a sentirlo e non sono poi cosi veloce. Arrivano le roccette e Nano mi aspetta. Da li in poi saliremo insieme, l’ultimo tratto di cresta con le gambe che mi stanno diventando piombo e poi l’ometto di vetta.
Certo, ci abbiamo impiegato una vita, ma che bello da quassù! Mi basta fermarmi 5 minuti che le gambe tornano a girare. Si mangia la mia torta, si fanno le solite foto di vetta, si beve qualcosa di caldo, ognuno rigorosamente dal suo termos.
Nano scalpita, arrivano le prime nuvole e sappiamo che nel pomeriggio il tempo peggiora. Alla fine riesco a stare in cima una mezz’ora scarsa e poi giù, velocemente. Incontriamo 2 ragazzi che prima ci parlano tedesco, poi in italiano ci ringraziano per la traccia.
Poco più sotto ci fermiamo a riposare, chiacchierare, finire la mia tisanina ma poi ci tocca il rientro. Ora il sole è coperto dalle nuvole, non fa particolarmente freddo e siamo sempre soli :-)
Macchina, Maloja, Chiavenna, Lecco (spaccio Ande) casa. Cena, foto, giochi con le bimbe, castagne … e poi a casa sotto un’acqua torrenziale :-( Mi sa che domani mi tocca starmene sola soletta a casa, con il mio micione che anche questa sera è indispettito per aver aspettato tanto la cena, ma appena riempita la pancia è venuto a farmi le coccole … ma dove lo trovo un altro gatto cosi?
Alla prossima!
Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate
Quota partenza: 1669
Quota arrivo: 2.765 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.165
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 6 ore e mezza
Stavolta le cose sono andate diversamente: io non potevo sabato, Nano era impegnato pure lui ma a metà pomeriggio arriva la mail con la “proposta indecente” per il giorno successivo.
E come rifiutarla? Nano sa come sollecitare le mie aspettative :-) e cosi eccomi alle 7 a casa sua, arriva anche Mario e si parte.
Poco prima delle 8 siamo al parcheggio e già un sacco di gente si da da fare li intorno: chi non sa da dove inizia il sentiero, chi va a bersi il caffè, chi è già in pista impaziente di arrivare alla sua meta.
Mario mi prende l’acqua e la mette nel suo zaino (forse sperando che cosi cammini un po’ più veloce … hi hi hi) e poi via, verso il mitico Canalone Porta.
Per la cronaca, il canale non è attrezzato. Ci sono passaggi di roccia abbastanza facili ma quello che più mi mette in crisi è una placca definita “liscia” che ho paura di non superare. Ecco perché volevo andare con qualcuno più esperto di me. Io ho dietro l’imbraco e Nano uno spezzone di corda.
E si va.
Il primo scoglio lo incontro abbastanza presto. No, da li non salgo. Il passo è troppo lungo, dalla parete a sinistra Nano mi sconsiglia di salire … e allora che faccio? :-(
Manina di Nano ed eccomi su.
Poi tutto procede abbastanza bene. L’arrampicata è tranquilla e divertente, noi chiacchieriamo e io sono sempre in mezzo: uno davanti che mi indica la strada, uno dietro che mi soccorre se mi imbrano :-)
E mi imbrano ancora una volta, ma non nella placca. Ancora un passaggio troppo lungo per me. Non stiamo a cercare un’alternativa (magari non c’è neppure) e stavolta è la mano di Mario che mi aiuta a superare il passaggio.
Arriva la placca. Bazzecole, mi vien da dire rispetto ai 2 passaggi precedenti che non sono riuscita a superare da sola.
Il canale alla fine è divertente, non stanca neppure troppo e sbuca fuori al “salto del gatto”, praticamente all’inizio delle catene della Cresta Sinigalia.
E qui la gente aumenta. In mezzo alla ressa passiamo le catene. Io ho il “divieto” di usarle in salita :-) e questo ci aiuta a superare i colli di bottiglia. Meno male che in discesa la posso usare la mia catenina :-)
Arrivo in vetta, foto di corsa e poi via, troppa gente, troppa ressa … che differenza con il Grignone di giovedi …
Torniamo all’incrocio con la traversata alta e giu’ verso il bivio con la Val Scarettone.
Una valle davvero selvaggia che mi ricorda molto il circo glaciale del GR20. Sono a bocca aperta dalla meraviglia.
Questo sentiero è fantastico. Traversi, salite e discese aiutati da una corda. Il tutto di solito arrampicabile anche da una pippa come me :-)
Parlando viene fuori la proposta di un caffè al Rosalba. Non abbiamo ben capito di chi è la colpa/il merito sta di fatto che si è deciso di scendere li per poi risalire e riprendere il canale che ci porterà alla direttissima.
Arrivo al Rosalba, caffè che non posso offrire io perché, tonta come sono, ho pensato bene di lasciare il portafoglio in macchina :-(
Piccola sosta per finire la torta e la bisciola e poi si risale. Abbiamo diverse alternative ma alla fine decidiamo di scendere dal canale Angelina per prendere la direttissima: cosi facciamo un sopralluogo completo del giro, anche se al contrario, che vogliamo proporre a Ewuska e Floriano (Canale Porta a parte che fatto in discesa non mi sembra poi cosi arrendevole …).
Peccato che toppiamo il canale e ci ritroviamo in quello a fianco. Niente di male, è ripido ma questo ce lo aspettavamo. Arriviamo al bivio e vediamo l’Angelina dal basso: bene, ci rivedremo presto spero! E da li alla direttissima.
Ora sono stanca. Quasi non parlo più, non ho il fiato. Lo so che non è più tanto lunga da qui ma ci sono il caminetto, le scale, il traverso e se sono stanca l’attenzione viene meno.
Invece passo il tutto con calma, concentrata forse un po’ di più che al mattino ma tranquilla. Nano fotografa come un pazzo, Mario mi tiene d’occhio e la gente su questa discesa non è molta.
Arriviamo al Porta davvero presto, per i miei STD e ci concediamo la sosta birretta.
Stanca ma felice approdo alla macchina.
Unica nota negativa della giornata: IL CALDO! Al primo di novembre ci siamo pentiti di non aver portato i pantaloni corti e … che sudata!!! :-(
E poi … foto, nipoti, merende … solite cose … :-)
Casa. Isi affamato, io stanca.
Alla prossima!
Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate
Quota partenza: 1.320
Quota arrivo: 2.177 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.210
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 7 ore e mezza
Come non ri-innamorarsi?
Era tanto che non salivo in Grigna Settentrionale (o Grignone) e dopo la serie infinita di mail, a cui ormai ci siamo abituati, con Nano decidiamo per questa meta.
Arriva l’altra solita mail della sera prima: porta picca e ramponi che al rientro c’è ghiaccio.
GULP!
Come al solito :-) Della Piancaformia non si era ancora parlato ma credo che tutti e due pensassimo a quella come via di rientro ma a sentire del ghiaccio inizio a cambiare idea.
Arrivo, solita festa dei cani, trasbordo e poi al bar, ad incontrare Mario per bere un caffè insieme.
Si va. Facciamo la strada della Valsassina … che bella! Stretta, tortuosa ma veramente stupenda!
Al parcheggio ci sono solo 2 macchine e 2 persone che iniziano a salire. Ci prepariamo e via.
Il sentiero è subito ripido, tanto per farci capire come sarà la giornata, ma chiacchierando proseguiamo.
Arriviamo al bivio. Fino a qui la strada la conosco. Ancora un pezzetto e al prossimo bivio per me inizia l’avventura.
I colori sono meravigliosi, siamo soli soli soli, la luce fantastica, la temperatura perfetta, la compagnia ottima.
Non sapendo com’è la ferrata, io mi sono portata imbraco e set mentre Nano si è caricato sulle spalle anche i miei ramponi … ah la cavalleria! Come la amo!!! :-D
La gola mi duole e quindi, per dire qualcosa a mia discolpa, mi sono portata dietro un sacco di acqua altrimenti col piffero che torno alla macchina.
Passaggio alla Porta di Prada e poi giù verso il Bietti.
Ancora non ho bene idea di dove parta la ferrata ma scollinando la vedo: cavolo! Si fa tutta la cresta!
Piccolissima sosta al rifugio, ristrutturato e chiuso, e poi via. Incontro con circa una decina di camosci, sbaglio di sentiero (e pensare che io i cartelli li ho pure fotografati!) e poi verso l’ultimo tratto ripido che ci porterà al colle dove inizia la ferrata.
Ci sono i pini mughi, avete presente quanto sono invadenti? Mi sento strattonare … ma che vogliono?
Devo salire da una ferrata ma mi sento molto tranquilla, sbanfo ma arrivo in cresta e poi alla ferrata.
Eccola li la scaletta rossa! Guardo la salita, la catena è ad anelli e quindi poco adatta ai moschettoni. La riguardo. Non mi sembra poi cosi ostica, decido di non imbragarmi, decido di fare qualche foto …
Acc
“Non ho piu’ la macchina fotografica!”
“Come non l’hai piu’ …”
“Non c’è … ca@@o, torno a vedere” Sto per togliermi lo zaino “Lascia stare che vado io”. Si toglie lo zaino e scende.
E mi viene in mente quel maledetto mugo: vuoi vedere che me l’ha fregata lui la macchina!?!
Torna Nano. Non riesce a dire bugie, sta sorridendo per cui non ci credo neppure un momento quando mi dice che non l’ha trovata :-) E non era neppure caduta! Il mugo era solo curioso di vedere come era fatta ma me l’ha trattata bene … e soprattutto l’ha restituita!
Foto e si parte.
Prima si scende un pezzetto e poi la scaletta.
“Vai avanti tu”
Si … il primo gradino alto come al solito ma poi, alla fine, è una scala. Se i gradini sono alti ti puoi appoggiare alla roccia che è bella e in questo punto non particolarmente verticale.
Seconda scaletta senza intoppi.
Guardo su.
GULP!
Ecco, quel passaggino li mica so se lo supero. Anche attaccandomi alla catena …
E da dietro la voce della mia coscienza: “Ma che catena, ce la fai benissimo senza, è pieno di appigli!”
E se lo dice lui, ormai ho imparato che è vero.
E allora parto.
Sento che lui è dietro di me pronto a sostenermi se cado. Ma non cado. La roccia è buona, l’arrampicata facile e divertente.
Come al solito, aveva ragione :-)
Ora la cresta si alterna a catene e sentiero. Saliamo e giriamo verso la Grignetta … CHE FAVOLA! C’è una nebbiolina bassa che rende tutto magico (lo so, uso spesso questa parola ma non ne ho altre che rendano l’idea!). E’ bellissimo. Il percorso divertente, mai difficile. Solo 2 o 3 volte ho usato la catena, non voglio sforzare il braccio e poi non ha senso rischiare.
Ci sono 2 punti dove ci fermiamo incantati a guardare la Grignetta con la sua cresta (è la Segantini?), non ci muoveremmo mai di li. Il silenzio è completo, solo i nostri 2 respiri che si sentono a mala pena. E’ difficile scuoterci per riprendere il cammino, un po’ con gli sfottò, un po’ chiacchierando e molto sbanfando … inizio a sentire la stanchezza. Il rifugio è li, non so come mai ma mi sembra che invece di avvicinarsi si allontana. Non so che ore sono e non voglio neppure saperlo. Più di cosi non posso fare. Cerco di non chiedere soste ma un paio, piccole piccole, per il panorama o per far riprendere il fiato a me, le facciamo. L’ultima è alla fine della cresta rocciosa.
Ora è sentiero.
Il rifugio sembra sempre più lontano e non vedo davvero l’ora di essere lassù, a mangiare la mia torta e sperare che sia aperto per un caffè caldo.
Non penso ancora alla discesa, devo prima superare quest’ultimo tratto ripido.
Nano è fresco come una rosa, mannaggia a lui, e continua imperterrito a fotografare.
La mia megalomania è molto soddisfatta dalle gite con lui perché mi fa sempre un sacco di foto e si sa, nella massa, qualcosina si salva.
Arrivo arrancando al rifugio, sono 4 ore e mezza che siamo in ballo e la stanchezza di sente. E anche la gola purtroppo. Lo so che il raffreddore è li, mi sta disturbando; ma tanto, venire o non venire qui, non avrebbe cambiato la situazione. Ho la testa dura e se questa cosa la voglio fare, la faccio, la finisco, non mi lamento neanche più di tanto (un pochino però si, dai, ci sta!) e poi ne sarò felice:-)
C’è gente, c’è anche il signore, il più veloce della Grigna, che ogni tanto apre il rifugio. Ci offre un piatto di pasta: come dirgli di no?
Mentre aspettiamo la pasta saliamo alla croce per la foto di vetta. Con il cavalletto. Ma non so mica se ho fatto un bel lavoro portandomelo dietro.
Un po’ più su … ma non vedi che è storto … girala di li … hi hi hi alla fine volevo mollare tutto li a lui e andare a fare la bella statuina ma mi ha battuto sul tempo e io riesco a finire i preparativi con calma. A voi poi valutarne i risultati … almeno in termini di “drittezza” della foto :-)
Mangiamo dentro ma fa più caldo fuori e appena finito torniamo a fare le lucertole ancora per qualche minuto.
Nano mi sa che è andato a vedere la dietro com’è la situazione della nostra discesa e mi sa che ha trovato il “giazzz” uff.
Ma non sono preoccupata. Ho i miei ramponi ma soprattutto ho Nano. Con lui mi sento tranquilla. Capitano quelle persone che hanno il potere di tranquillizzarti cosi come ci sono quelle che ti agitano al solo vederle.
Caffè e poi è giunta l’ora.
Passando davanti alla chiesetta Nano mi fa notare che dentro c’è la foto di Chicco. Non lo riconosco ma un pensiero corre a lui, cosi come corre spesso quando sono in montagna, sulle sue montagne, da quando ci ha lasciato. Una nota di tristezza in una splendida giornata. Chi ha perso qualcuno di caro in montagna potrà capirmi.
Cerco di reagire e guardo giù.
Reazione immediata.
GULP! … hi hi hi … questa parolina sta arrivando piacevolmente spesso nei miei racconti!
Nano è indeciso se mettere i ramponi. Io no. Io li metto.
Non so bene come dirglielo e cosi provo a buttare li: se metto i ramponi scendo più veloce.
Ecco, se su roccia sono imbranata, il meglio di me lo do sul ghiaccio. Soprattutto sul ghiaccino sottile che copre appena le rocce. Quello infido che ti fa dire ma no ai ramponi ma poi ti incasina per un passo.
E cosi calziamo i ramponi. Scendiamo, io aiutata dalle corde e fin qui tutto bene.
Ma poi le catene finiscono. Traverso. Guardiamo la Piancaformia. Se è pulita … si si, se è pulita scendiamo di li! Lo sembra pulita e proseguiamo, Nano come se niente fosse io a tratti rallento perché ancora non riesco a fidarmi dei ramponi soprattutto sulla roccia.
Il mio incedere incerto non sfugge agli occhi di Nano che si ferma e mi aspetta nei passaggi un po’ più lunghi per le mie zampette corte. Lo so che non rende, ma ci siamo fatti poi delle grandi risate quando mi spiegava come passare quel punto: Metti il piede qui … come se ti fidassi … :-D
E poi il “giazzz” sembra finito. Togliamo i ramponi in concomitanza con il primo salto di roccia.
Partiamo per la cresta.
E meno male che il ghiaccio era finito!
Un po’ sull’erba, un po’ sulle rocce pulite, lenta lenta proseguo nei tratti di sentiero in ombra che sono coperti ancora da ghiaccio.
Passaggio obbligato con istruzioni del mio “maestro” e poi sembra davvero finito.
Fino al prossimo tratto ghiacciato.
Arrivati ad una guglia della cresta c’è la scelta: fuori sentiero arrampicando sulla roccia o sul sentiero ghiacciato?
Che domande …
Bella.
La luce del crepuscolo. Non è la prima volta che scendo dalla Piancaformia ed è sempre bellissima. I colori dell’autunno, la nebbia … ma che ve lo dico a fare! Va a finire che mi ripeto e basta e poi le foto parleranno molto meglio di me.
La parte rocciosa finisce. Ad un bel prato sosta. Ci sdraiamo, chiacchieriamo, stiamo in silenzio a crogiolarsi al sole.
I minuti scorrono velocissimi ed è ora di andare.
Passaggio nel bosco di faggi e poi giù sul sentiero.
Chiacchierando.
Arriviamo alla macchina.
Con 10 minuti di anticipo su quanto la mia “guida” aveva preventivato :-)
La mia gola sta malissimo ma io, al contrario, sono al settimo cielo. Sto bene, non sono eccessivamente stanca e sono molto orgogliosa del percorso fatto oggi, della giornata nel suo complesso.
Finiamo la torta e poi in macchina verso casa.
Cani, foto, nipote, cena … solite cose :-) e poi il piacevole rientro verso casa.
La gola ora non la sento più. Stanotte sarà difficile dormire e domani sarò intasatissima di raffreddore.
Ma cosa importa? Un paio di giorni e quello passa, il ricordo di questa giornata rimarrà impresso nella mia mente per lungo tempo …
Le foto sono di Nano e mie amichevolmente mischiate
Quota partenza: 1.470 m
Quota arrivo: 2.410 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.295
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 8 ore e mezza
Questo racconto deve per forza di cose iniziare da dove è terminato quello di sabato.
Arrivare a Luino già non è corto se non hai il bollino dell’autostrada sFizzera in piu’, la frazione dove devo andare io, è proprio “in culo ai lupi” come si dice.
Ho paura di fare tardi ma piu’ di tanto non posso tirare, di autostrada sono solo 40 km circa. Devo andare a Como e da li tornare verso Milano per andare a Varese … un viaggio!
Ma riesco ad arrivare puntualissima davanti alla casa di Flo. Miracolo trovo ancora un parcheggio libero ed inizio a pensare che siano tutti ospiti suoi :-ooo!
Lo chiamo al cellulare. Risponde e butta giu’ la comunicazione :-DDD
Ormai ci ho fatto il callo e mi incammino verso il cancello che, come mi vede, si apre :-)
Eccoli li tutti a tavola, hanno già mangiato l’antipasto e si sta per portare in tavola la polenta. Cavolo! Se me lo diceva anticipavo di una mezz’ora! Il tempo lo avevo!
Mi spiace di aver fatto tardi ma a nessuno sembra importare. Mi accolgono tutti con un sorriso, continuando a far andare le mascelle e senza smettere di chiacchierare amabilmente.
Arriva un signorotto, alto, magro, con una gran bella macchina fotografica al collo: tu sai chi sono, vero? Mi apostrofa … Lo immagino, ma a scanso di gaff faccio la gnorri. Ecco la conoscenza con Nino, Rita, Fabio con moglie e figlio piu’ 2 altri amici di cui chiedo davvero perdono ma non ricordo il nome, solo la chiacchiera e la simpatia. Perché ho tenuto Ewa per ultima? Perché è stata una perfetta padrona di casa, nonché cuoca eccezionale!
Questa bella premessa per dire che si è bevuto molto, mangiato ancora di piu’ e siamo andati a nanna tardissimo per i miei std.
Lasciamo perdere le comiche su come organizzarci per il ritorno all’ora solare. Ewa ed io ci abbiamo ragionato sopra parecchio e alla fine ci sembrava di aver preso la scelta giusta.
Vado a nanna, un’ultima occhiata all’orologio e … :-) ok, ci siete arrivati già da soli: avevo messo le 12 e non le 24 :DDD Avevo ben voglia domattina a capire che razza di ora fosse!
Cmq alla fine ci svegliamo tutti e 3 prima dell’ora concordata.
Ah … Flo … mi sono dimenticata di lui … :-DDD
Ma no, è che lui era il festeggiato e non so quanto abbia piacere che si sappia che ha sulle spalle un altro annetto :-)
Cmq, colazione, fine preparazione zaini ed in perfetta puntualità andiamo all’appuntamento con Oliviero. A dire il vero arriviamo con 5 minuti di anticipo per cui siamo belli tranquilli.
Arriva Oliviero che ci regala una bella sorpresa: Brunella!
Ottimo, cosi siamo 3 pari: 3 maschietti e 3 femminucce :-D
Ma prima di pareggiare il conto dobbiamo andare all’appuntamento con Fabio. La sappiamo la strada? Ma certo che si!
Usciamo a Bellinzona e indovinate qual è la domanda?
Esatto!!! “Dove vado ora?” hi hi hi … l’avventura inizia!
Non so come abbiamo fatto ma siamo in ritardo. Si, certo, lo abbiamo avvisato ma non è bello lo stesso; speriamo ci abbia perdonato …
Carichiamo sul pulmino l’ultimo e, cosi carichi, partiamo per la nostra lungaaaaaaaaaaaa valle.
Finalmente siamo a Fontana; troviamo miracolosamente posto per il furgoncino, pipì, scarponi, sguardi incuriositi alle macchine fotografiche e via che si parte.
Non ci crede nessuno alla possibilità della cima oggi … beh, nessuno tranne Oliviero, ovviamente :-) Con lui ho un conticino aperto, grazie alla “spifferata” di Floriano: commenti negativi sulla mia Valle d’Aosta. Ma aspetto, mica posso farmi conoscere subito cosi.
Prima chiacchiero con Fabio. Foto, montagna, ghiaccio, arrampicata … sintonia! Ottimo! In piu’ è anche di Cordenons!
Salendo avvicino Oliviero. E’ un niente iniziare a chiacchierare. Mi avevano messo in guardia: guarda che parla solo di montagna. La mia risposta: perché, c’è qualcos’altro di cui parlare? :-)
Ed in effetti è cosi. Iniziamo a parlare di montagna, di Vallèe, di Rosa, di sogni e di traversate. Non mi rendo neppure conto che il sentiero sale … eccome se sale! Me ne accorgero’ al rientro ma per il momento sogno parlando con questo ”uomo con le ali”, un personaggio davvero grande.
Le chiacchiere poi si perdono con tutto il resto della truppa. Ci fermiamo un momento in una radura per raggrupparci e poi via di nuovo verso la capanna.
Io ero proprio sicura di non salire la cima, ma poi … vanno su tutti! Rimane giu’ Brunella che non è molto allenata. Noi, molto poco cavallerescamente, scappiamo tutti in cima. Flo mi apostrofa: guarda che andiamo veloci! Pazienza, gli rispondo, vuol dire che rimango indietro :-)
Abbiamo lasciato gli zaini al rifugio e non so se per loro il passo era lento ma io riesco a stare nel gruppo :-P
La cima è una cima strana, nel senso che, anche se piu’ alta della sua a fianco, non è segnata sulla carta ma il “Brenna”, insiste Oliviero, la chiama Pizzo Quadro. E sto imparando che le cose, lui, le sa :-) In cima il panorama è meraviglioso. Facciamo dei numeri incredibili per fare le foto con autoscatto e il mio cavalletto, finalmente arrivato pure lui su una cima, si offre di sostenere tutte le macchine fotografiche.
Scendiamo, credo che ognuno di noi pensi a chi, tutta sola, ci aspetta alla capanna … e qualcuno pensa anche alla mia torta che ci aspetta nel mio zaino :-)
Sempre chiacchierando di montagna, facendo un sacco di progetti maestosi e preparatori arriviamo al rifugio dove ci aspetta una sorridente Brunella.
Pappa, torta, foto di gruppo (ancora? Si, mancava un membro del gruppo!) e poi si scende.
Lasciamo perdere le sceneggiate di quando sbagliamo la traccia e Oliviero ci guarda ridendo di noi ed aspettando che torniamo sulla retta via :-D Lui la sa la strada … ha una memoria esagerata ed è capace di raccontarti itinerari nel dettaglio fatti anni e anni fa!
Il sole tramonta presto oggi, è il primo giorno di ritorno all’ora solare e scendendo la luce è perfetta per le foto. Faccio una splendida chiacchierata con Fabio sulla fotografia, confrontiamo le macchine, le esperienze, le inquadrature … insomma, piu’ di una volta ci lasciano indietro … uff che noiosi … ci chiamano :-) Hanno ragione, è tardi, fa buio presto ma ci prende la mano e ci fermiamo ancora. Dopo di che non mi posso esimere. Per fortuna il terreno lo permette e nonostante il mio ginocchio riesco a riprenderli.
Il viaggio di ritorno lo facciamo quasi in silenzio, ognuno rilassato e immerso nei suoi pensieri.
Saluto 1, saluto 2, saluto 3.
E’ il mio momento di guidare e di far capire al mio TomTom che non voglio entrare in Svizzera.
Certo che Luino è proprio in culo ai lupi … è lunga e noiosa la strada verso casa, fatta di sera ancora piu’ faticosa. Che arrivi presto dicembre cosi mi prendo il bollino autostradale svizzero e posso passare da Lugano.
Casa.
Sono stanca. Isi reclama il cibo, povero.
Io pure, ma proprio di mettermi a cucinare non se ne parla. Scarico foto. Doccia. Banana. Mail. Nanna.
Un grazie di cuore a tutti, un caldo abbraccio anche a chi c’era solo sabato sera.
Speriamo si possa al piu’ presto mettere in pratica quei progettini di cui tanto parlammo …
Quota partenza: 1.347 m circa
Quota arrivo: 2.300 m circa
Dislivello, secondo il mio altimetro: 996
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 6 ore e mezza
La cima scelta doveva essere un pochino piu’ impegnativa e io devo salire a Luino la sera per cui propongo un orario piuttosto presto. Nano nicchia un pochino ma poi accetta.
Venerdi sera mi arriva una mail: porta picca e ramponi che ha nevicato sopra i 1.800 …
GULP! … :)
Ecco, inizio già a vedere la mia cimetta sfumare ma so che con Nano l’alternativa eventuale ne vale comunque la pena.
Arrivo accolta dalle feste dei cani, cambio macchina e poi via verso il caffè: il bar apre proprio appena ci vede :-)
Proseguendo il viaggio vediamo che le cime sono poco innevate. Fino a che non giriamo per la Val Gerola. Ecco. Poca neve … si … SONO PIENE!!!
Uffi … iniziamo a valutare la situazione. Anche le creste saranno un ravanamento incredibile e non pensiamo che valga la pena di infognarci. All’altezza di Laveggiolo mi propone il Monte Rotondo. Bene, una cimetta che non conosco per cui perfetta. L’altezza è piu’ o meno analoga ma la cima è molto piu’ tranquilla di quella che doveva essere per cui, anche i 30 cm di neve fresca non dovrebbero darci fastidio.
Parcheggiamo, ci prepariamo e ci inoltriamo per la strada sterrata, vietata alle macchine. La giornata è meravigliosa, la luce stupenda come solo quella del primo mattino è capace di essere. I contrasti sono enormi (cielo blu, cime bianche, roccia scura, larici autunnali …) difficile fare foto per ora.
E io sudo.
Insomma: è possibile che anche a fine ottobre devo morire di caldo? :-(
Nano come al solito sale tranquillo senza neppure accorgersi che il sentiero va su. E io lo seguo.
Lasciata la strada ci si inoltra nel bosco e poi nello splendido pianoro dove la nostra cima è li che ci guarda. Il dislivello non è enorme per cui sono tranquilla.
Vedo il traverso che ci porterà al colle; c’è neve, quella poca e infida e intanto ha iniziato a soffiare un venticello gelido.
Ehm … è vero, mi sento molto coccolata ma che ci posso fare? Non appena accenno al fatto che non vedo l’ora di essere al sole detto fatto: il sentiero non ci porta? Ci andiamo da soli! Ci spostiamo dal sentiero per salire al sole :-)
Lo riprendiamo per salire al colle e qui la prima sorpresina della giornata: sul traverso una bella lastra di ghiaccio. Che problema c’è? Nano ravana un attimo (ovviamente abbiamo la picozza … ovviamente l’abbiamo lasciata in macchina :-D) e passa. Poi mi aiuta a fare altrettanto. Bene, da sola mi sarei probabilmente infognata piu’ in alto dove ci sono i rododendri per evitare la lastra ma cosi devo ammettere che è molto meglio!
Arriviamo al colle tranquilli. Il panorama è meraviglioso. La Grignetta è ancora pulita ma il Grignone ha già la sua spolveratina. Il Resegone sembra pulito pure lui mentre le cimette intorno la spolverata ce l’hanno quasi tutte.
Ora cerchiamo la galleria, da dove si possono fare delle foto interessanti, dove trovo il campanaccio di una capra (sarà un caso?) e dove facciamo l’unica sosta, anche se involontaria, della salita.
Riprendiamo e siamo in cima piuttosto velocemente. La madonna di vetta è davvero imponente, anche se niente rispetto ad altre tipo Zerbion. Il Legnone ed il Pizzo Alto sono bianchi, la Valtellina si apre sotto di noi. Insomma: il panorama è super!
Niente male questa cimetta, ma tira un vento gelido e fa davvero freddo. Facciamo le solite 1000 foto, il solito autoscatto (anche questa volta senza cavalletto … grrrrrr) e poi ci cerchiamo un posticino riparato dove mangiucchiare la torta.
Ma fa freddo. Cavolo se è freddo! Scendiamo. Uno sguardo alla costruzione che potrebbe fungere da bivacco di emergenza (serpenti a parte) e poi scendiamo.
Da questo versante è piu’ caldo, mi sa che abbiamo sbagliato a fermarci la a mangiare, ma ora mi sto scaldando.
Nano ha visto un bel traverso, dopo il colle, dal quale si puo’ scendere in Val Vedrano e quindi alla macchina.
Ti va?
Ma certo!
Arrivati al pianoro traversiamo fino a prendere il sentiero. Man mano che proseguiamo ci rendiamo pero’ conto che il sentiero finisce li, alla base di quel ripidissimo canale.
Vabbeh, si torna, mormora Nano.
Come? Un sentiero cosi bello non puo’ portare a nulla! Andiamo a vedere.
(Non fraintendetemi, le perplessità di Nano sono per me, visto che ancora non sa fino a dove mi posso spingere)
E sale. Inizia ad essere ripido, fino a che non vediamo le catene.
:-)
Ottimo! Dai che si sale!!!
Sono davanti io (che non si sa mai … se scivoli … :-D) e fino a che ci sono le catene va tutto bene, nel senso che è roccia e si va via lisci. Quando le catene non ci sono pero’ è erba, con lo straterello di neve e ripidoripidoripido … Sorrido pensando alla volta che salimmo da un prato del genere per riprendere un sentiero ed evitare un giro lunghissimo … quel giorno finì con una ravanata micidiale tra i rododendri visto che il sentiero in discesa (percorso ad anello) non lo trovammo e ad un certo punto mi è venuto pure il dubbio di dover bivaccare tra i rododendri tanto era intricata la situazione.
Sorridendo continuo a salire. Sono tranquilla, questi percorsi mi divertono e ho Nano dietro … chissà se lui è altrettanto tranquillo nei miei confronti? :-)
Finisce il canale ma non scolliniamo. Arriviamo ad una cengia fantastica che costeggia la montagna. Una balconata sul sentiero fatto la mattina, sulla Valtellina, sul Disgrazia … davvero molto, molto, molto bello!
Arriviamo dall’altra parte e facciamo una sosta. Chiacchieriamo guardando la “mia” Val Gerola e poi … e poi.
Iniziamo a cercare il sentiero che scende.
Hi hi hi … mica vorrai anche il sentiero, vero?
Alla fine ne avremo incontrati 50 di sentieri/tracce ma nessuno che andava nella direzione voluta.
Nano continua a rassicurarmi: so dove sono!
Io no. Il mio senso dell’orientamento mi dice solo approssimativamente la mia posizione ma ritrovare la macchina no, di questo proprio non ne sarei capace.
Continuiamo la discesa nel bosco, per fortuna pulito, per fortuna con un fondo morbido. Anche se a tratti ripido non sento troppo la discesa.
Certo che se il mio socio ora decidesse di mettere il turbo … ecco, ora sarei ancora li ad aspettare qualcuno che venga a raccogliere i miei resti … :-)
Incontriamo degli alpeggi fino all’incontro con il cerbiatto. Che bello. Uno splendido animale che vediamo a pochi metri da noi. Purtroppo stavamo chiacchierando (ma vah?) e ci ha sentito. Con calma si allontana ma non facciamo in tempo a prendere la macchina fotografica. Quello che mi stupisce di queste bestie è la grazie ed il silenzio con cui si muovo. Semplicemente fantastici.
Arriviamo ad una casa completamente ristrutturata, davvero splendida, e da li alla strada. Tagliando un po’ ecco laggiu’ le macchine: allora? Mi apostrofa il mio socio.
E si, gli devo proprio dare ragione: mi ha riportato alla macchina :-) Va bene, non avevo dubbi, ma il gioco ci sta sempre bene, no?
Casa. La nipotina è li che mi aspetta per raccontarmi l’esperienza del circo. Che meraviglia di bimba! Cosi socievole! E poi merenda, foto, chiacchiere … ma è tardi, Luino mi aspetta, devo andare.
Alla prossima e un grazie ancora a Nano che mi permette di vivere queste splendide esperienze!
Le foto sono di heliS e di Nano, amichevolmente mischiate :-)
Quota partenza: 1.350 m circa
Quota arrivo: 2.496 m
Dislivello, secondo il mio altimetro: 1.238
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: 7 ore