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12 ottobre 2009

Lago Vercoche m 2.200 – 11 Ottobre 2009

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Oggi sono con il mio socio storico. Gli propongo un giro ad anello alle porte del Parco del Monte Avic che in questa stagione regala panorami e colori incredibili.
C’è pero’ un piccolo punto da considerare: la relazione parla di 6/7 ore. Noi siamo lenti per cui ne metto in preventivo 8. Lo faccio presente e lascio ad Andrea la scelta dell’orario visto che questa volta è lui a venire a prendere me.
“Ci devo pensare” mi risponde … hi hi hi … farlo alzare presto non è un’impresa, ma ci deve sempre riflettere su.
Alla fine alle 6 è a casa mia e si parte. Niente sosta, ho portato io il caffè ed il biscotti e alle 8:25 siamo pronti, scarponi ai piedi.
Pero’.
Arriviamo ad Hone ed il mio TomTom ci indica una strada per andare a Mellier. Che vi devo dire … Andrea è l’unico che riesce a perdersi con il TomTom!!! :D :D :D Alla fine abbiamo deciso di andare con il suo “naso” altrimenti eravamo ancora li a cercare la strada … sembra incredibile, ma Andrea è cosi. Ognuno ha la sua particolarità, lui deve andare con il suo fiuto mentre io con il TomTom mi sento molto piu’ tranquilla.
Iniziamo il nostro percorso in un bel bosco che ci porta, come prima meta, ad un frassino che ha circa 250 anni. Qui un dubbio mi assale: questo mi sembra troppo piccolo per avere 250 anni … il mistero si infittisce quando alla sera guardo le foto: questo non ha una circonferenza di 3 metri e passa … dove diavolo è l’albero monumentale? Andrea dice che i 3 m ci sono eccome, io rimango ancora scettica ma si sa, di solito Andrea ha ragione …
Continuiamo. Ho lasciato a casa l’altimetro e mi sento tremendamente orfana. Continuo a chiedere l’ora e l’altezza ad Andrea che pazientemente mi informa tutte le volte.
Ad ogni bivio guardiamo la cartina, tanto per sapere dove siamo e dove stiamo andando.
Fa freddo, mi cambio la maglia per mettere quella con le maniche lunghe.
I larici stanno assumendo la classica colorazione autunnale, siamo ancora all’ombra, ci sono un sacco di funghetti e ancora un bel po’ di fiori.
Arriviamo all’alpe Ourty e da qui inizia il primo strappo. Appena giunti al sole fa caldo. Andrea addirittura vuole mettersi la maglia con le maniche corte. Lo imito. E le foto non si sprecano, ci sono degli scorci davvero splendidi!
Dopo il primo strappo Arriviamo all’Alpe Vercoche. Un piccolo appunto sul sentiero: il segnale dice di stare a destra, di non attraversare il ponte. In realtà conviene attraversarlo per evitare il guado una volta giunti alle baite. Evidentemente il ponte è recente e la cartina (e pure i segnali) non sono aggiornati.
Guadiamo e saliamo.
Ora siamo in ombra, la brina ricopre ancora i prati e secondo me non siamo poi tanto lontani dallo 0. Fa freddo e ci ricambiamo. Le mani mi gelano: qui occorre rimettere nello zaino i guanti pesanti e le bustine scaldamani … sta arrivando finalmente l’autunno!
Altro strappo.
Ci giriamo a destra … GULP! Nonostante lo vediamo spesso, nonostante ci saliamo anche a fare qualche cimetta, la visuale del Monte Rosa fa sempre rimanere senza fiato. Man mano che si sale lo vediamo tutto, poi il Cervino e il (o la?) Dent d’Herens. Ci fermiamo a fotografare come se non lo avessimo mai visto. Il cielo è blu, c’è la prima nevicata che reso di nuovo tutto piu’ bianco. Me lo guardo, riconosco cima per cima, vedo quelle su cui sono salita e quelle che mi piacerebbe salire. Poi un bel sospiro e riprendo la marcia.
Nuovo cambio di maglietta e poi … ecco laggiu’ il lago!
Bellissima conca ma una piccola delusione: è una diga :( Andrea mi dice che in realtà c’era un lago naturale che è stato rialzato. In effetti la conca è fantastica, i giochi di luce sull’acqua sono da incanto, i larici con i colori autunnali si specchiano nel lago. Il sole è tiepido, si sta veramente bene.
Andiamo alla casetta dell’Enel e li scopro che c’è un bivacco. Niente coperte ma letti a castello con materassi. Da tener presente!
Mangiamo e poi decidiamo di salire al secondo lago. E li la sorpresa: la diga vera è questa! Altre foto e poi riprendiamo il nostro anello riscendendo al Lago di Vercoche e il traverso che ci porterà nella valle a fianco. Davanti a noi sempre il Rosa; ultime foto e poi scendiamo nella vallone del torrente Laris. Dall’alto notiamo lo “scempio” degli impianti di risalita, delle strade e delle piste di discesa. In realtà, scendendo, questo “scempio” non sembra poi nemmeno tale. Gli impianti che abbiamo notato sono 2: una seggiovia (parte alta della valle) e una funivia che parte dal paese. Sentiero fino alla stazione della funivia e poi giù per la pista di discesa. All’inizio un po’ una rottura, poi è una strada lastricata in corrispondenza dei tornanti. Piacevole. Anche se mi sono chiesta che razza di pista di rientro sia, piena di tornati, stretta e non troppo ripida. Mi sembra piu’ adatta ad una pista di fondo, magari escursionistico.
Perché siamo scesi da qui? Perché il sentiero ci porta prima a Chardonney, quindi costeggiando il fiume a Champorcher e da qui il “Sentiero degli Orridi” che ci riporta a casa.
Ci siamo fatti incantare dagli orridi e quindi eccoci qui a camminare in piano, per fortuna su prati, di fianco al fiume.
Arrivano i cartelli del percorso degli Orridi. Non inizia bene. Il sentiero ha qualcosa che non ci piace. Umido. Poco tenuto. In un sottobosco umido e buio.
Il primo cartello “Panorama” lo evitiamo. No comment :)
Il sentiero prosegue ma un filo blu ci blocca il passaggio. E’ davanti Andrea che devia su una traccia a destra. Traccia che si perde dopo pochi metri. Giriamo un po’ li intorno e poi nulla. Propongo: torniamo al nastro blu.
Ma il sentiero si perde nel nulla.
Torniamo al nastro blu, ribadisco.
Con Andrea scettico, scavalco il nastro blu e proseguo. Dopo il gruppo di rovi che nasconde la vista il sentiero torna ad essere marcato.
Hi hi hi … sono davvero poche le occasioni in cui io ho ragione e Andrea torto cosi lo sfotto per bene e mi crogiolo dell’anomala situazione.
Scendiamo parecchio, sentiero umido e terroso. Non ci piace poi molto.
Altro cartello “Panorama”. Qui mi fermo a riflettere: vuoi dire che le deviazioni “Panorama” sono in realtà per veder l’Orrido vero e proprio?
In effetti è cosi. Solo che quello che si vede è coperto dalle piante. Mi immagino d’estate … non si vedrà nulla :(
Dopo le dovute foto proseguiamo. Non ci sono piu’ “Panorami” da ammirare. Che delusione!!!
L’unica pero’. Alla fine il giro è stato davvero bello e interessante, tranquillo (dopo le ultime 2 gite una tranquilla ci sta!).
Rientrando a Milano ci fermiamo a raccogliere un po’ di castagne.
Bene, anche in autunno la mia gitarella valdostana c’è stata. Pure la gita con il mio socio che, se tutto va bene, rivedro’ tra un mese.
Alla prossima!


Quota partenza: 1.223 m
Quota arrivo: 2.246 m
Dislivello, NON secondo il mio altimetro che è rimasto a Milano … SGRUNT!: 1.100
Tempo totale di marcia comprensiva di soste e foto: circa 8 ore … come previsto!

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bello l'Avic, terribile. Un giorno ci salgo lassù.
Bellissimo quel Parco, ricordo ancora la gita autunnale.
ciao!!

heliS ha detto...

Bello l'Avic ... e luuuuuuuuungoooooooo! Cmq ci salgo pure io un giorno ... prima o poi li tolgo tutti i sassolini dalla scarpa :)
Ciao e buona montagna!
S.

Anonimo ha detto...

Prima che venga la neve mi piacerebbe ancora fare una escursione in Piemonte/VdA stile Monte Marzo Primo novembre :-)
Puoi dispensare qualche suggerimento?

Grazie
Marco